GRAMMELOT: la lingua di OZ
Si ispira a "Il mago di Oz" di Lyman Frank Baum. La suggestione di partenza è il passaggio 
dal mondo reale al mondo della fantasia, dove i personaggi quotidiani vengono arricchiti dalla
fantasia: anche la lingua usata non è comune, ma un "grammelot", una lingua inventata 
comprensibile da tutti, che forse è la madre di tutte le lingue. Questa "tecnica" recitativa (la stessa 
che probabilmente usavano anche gli uomini primitivi quando si incontravano per realizzare i loro
baratti) investe l'attore della responsabilità di far capire una storia usando sole le intenzioni della recitazione.
La metafora principale della storia del Mago di Oz sta negli incontri che Dorothy (la protagonista) fa con 
tre strani personaggi: uno Spaventapasseri (privo del cervello), una Armatura (priva del corpo) e un Leone
(privo del coraggio o del cuore) che, messi insieme, formerebbero una persona completa. La morale della
favola è semplice, ma prevede un lungo cammino: quello che crediamo di non avere è solo perché non lo 
sappiamo vedere ed è inutile cercare altrove ciò che possiamo trovare direttamente dentro di noi.
Tutto questo è difficile da dire con uno spettacolo, ma ci sono forme e colori, suoni e azioni che potrebbero
far nascere in chi assiste il dubbio che tutto non sia proprio come pensiamo e che la realtà potrebbe anche 
essere descritta in termini differenti.

 
   
SCENARIO
Situazione Quotidiana. 
L'antefatto della storia. Gli attori su biciclette vecchie e sproporzionate percorrono lo spazio della 
vita reale. La vocalità userà testi irriconoscibili dal punto di vista linguistico, ma dotati di una loro coerenza. 

L'Uragano. 
È la situazione che attua la trasformazione verso il fantastico. L'azione è un vortice, supportato da musica 
e percussioni trash, che lascia uno spazio di quiete al centro (l'occhio del ciclone) dove si propongono i 
primi elementi fantastici (enormi palloni di elio e proiezioni video mobili).

Il Mondo della Fantasia. 
Metafora della facilità di leggere il reale. Siamo nel mondo dei "mastichini" o degli gnomi, governati dalla 
Fata Buona, che invita Dorothy ad andare del Mago di Oz al quale chiedere le cose che a lei mancano e 
viene inviata a percorrere il "sentiero dorato". In questa fase vengono definite le strutture dei personaggi: 
Dorothy (che percorre il suo cammino col suo compagno: un violoncello), la Strega cattiva (che inganna i 
viaggiatori ma resterà sopraffatta dai suoi trucchi) e la Fata buona (che appare dentro una palla di luce), 
lo Spaventapasseri (che cerca il cervello), l'Uomo di Latta (che cerca il corpo) e il Leone (che cerca 
il cuore), e anche il Mago di Oz (che suona un grande organo). 

Gli Incontri. 
Il senso di tutte le storie di viaggio sta negli incontri che si fanno.
La viaggiatrice Dorothy, in una spirale eccentrica incontrerà: lo Spaventapasseri, l'uomo senza cervello, 
capace solo di azioni di non-senso, l'Armatura ed il Leone senza coraggio.

Il Mago di Oz. 
Il punto di arrivo è un nuovo punto di partenza verso il ritorno. 
Il Mago di Oz in realtà non esiste, è una finzione, così come non esistono i problemi per i quali si chiede 
una soluzione. Ma il Mago della storia accontenterà i viaggiatori con dei doni appropriati anche se ironici: 
una laurea ad honorem, un orologio a forma di cuore, una croce al valore civile. 

I Doni. 
Il commiato dagli spettatori. Il Mago dello spettacolo offrirà agli spettatori un dono simbolico: la soluzione 
di qualsiasi problema è già contenuta dentro di noi, ogni domanda contiene già la sua risposta.

 

Teatrocontinuo ha scelto di raccontare questa storia facendo dialogare più linguaggi: teatro, installazioni 
luminose e una curiosa  ensemble musicale fatta di  multipercussioni, voce,  ambientazione sonora e dj set.

 

Con Luciana Roma, Erica Taffara, Gianni Bozza, Andrea Barettoni, Iris Bianco, Eva Polini
Scenografie luminose a cura dell'artista gallese Alan Rogers
Multipercussioni Valerio Perla
Voce Tania Gallinaro
Ambientazione sonora Hansjorg Thaler e dj Alan Rogers
Tecnico del suono Carlo Curreli
Drammaturgia Riccardo Facco e Nin Scolari
Regia Nin Scolari